Sequestro impianti di depurazione nel beneventano: sversamenti su fiumi Calore e Sabato. GESESA: fiducia nella magistratura.

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In merito al sequestro degli impianti di depurazione di Benevento Capodimonte e Melizzano, GESESA S.p.A. esprime la propria fiducia nell’azione della Magistratura e conferma la piena disponibilità a collaborare, per dimostrare la totale estraneità dell’Azienda, rispetto alle fattispecie contestatele. Ribadisce la correttezza della sua azione di gestione e manutenzione degli impianti, sia di questi per i quali è stato disposto il sequestro, che di tutti gli altri, ed è pronta a dimostrare, in qualunque sede, di avere agito sempre nell’espletamento di un corretto servizio e nella massima tutela delle risorse ambientali. Il procedimento di sequestro, a parere di GESESA, sembra eccessivo e, comunque, presenta palesi incongruenze, che saranno dimostrate, così come già successo in altre occasioni, e che hanno portato al pieno proscioglimento dell’Azienda. GESESA ha già conferito mandato ai suoi legali per richiedere il dissequestro degli impianti.

Nella mattinata odiema, a completamento di una complessa attività di indagine coordinata dai
magistrati della Procura della Repubblica di Benevento volta al contrasto di reati contro l’ambiente, il personale del NIPAAF presso il Gruppo Carabinieri Forestale di Benevento e quello della Capitaneria di Porto di Torre del Greco – N.O.D.M., ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di numerosi depuratori comunali recapitanti reflui fognari nei fiumi Calore e Sabato della provincia di Benevento, emesso dal Giudice per le indagini preliminari di Benevento, nell’ambito di un procedimento penale nei confronti degli amministratori di alcune Società di gestione dei servizi di depurazione dei Comuni di Benevento, Moiano, Melizzano, Apollosa ed Arpaise, per i delitti di inquinamento ambientale e fiode in pubblica fornitura nell`esecuzione del contratto di appalto del servizio di gestione e manutenzione dei medesimi depuratori.

In particolare dalle complesse investigazioni esperite dalla predetta polizia giudiziaria è emerso che, a cagione del malfunzionamento dei depuratori , derivante dalla cattiva gestione e manutenzione ed inadeguatezza strutturale degli impianti di depurazione dei liquami fognari, si è realizzata un’abusiva compromissione e deterioramento dei corsi d’acqua naturali, delle rive e dei suoli e più in generale dell’ecosistema, delle biodiversità e della flora e fauna che caratterizzano i fiumi beneventani , tutti paesaggisticamente tutelati ex art. 142 comma 1 lett.c D.lgs n. 42/2004.

In particolare dagli esiti analitici dei campionamenti esperiti dal consulente tecnico nominato,
congiuntamente all’ARPAC ed alla polizia giudiziaria, si è riscontrata la presenza oltre ai limiti di legge consentiti dalla tabella di cui al D.1gs 152/2006 T.U. Ambientale, di sostanze inquinanti come azoto ammoniacale, tensioattivi totali, solidi sospesi, COD, escherichia coli, sostanze che incidono negativamente sul giudizio di qualità delle acque determinando un decadimento dello stato e della qualità ecologica dei fiumi calore e Sabato secondo le valutazioni tecnico -scientifico delle tecnici dell’Arpac di Napoli.

La problematica dell’inquinamento fluviale era stato già oggetto di attività investigativa nel
periodo 2009/2012; già in tale occasione furono accertate notevoli criticità nell’inquinamento dei fiumi beneventani. Venne acclarata una compromissione dei corsi d’acqua principali che
determinò il divieto, che ancora permane, di prelievo ed utilizzo di dette acque a scopo irriguo
per le coltivazioni ortofrutticole destinate al consuma umano ed animale fino alla risoluzione
della contaminazione rilevata.

A seguito dell’entrata in vigore nell”ordinamento giuridico della Legge n. 68 del 2015, e
dell’introduzione nel nostro ordinamento dei c.d. “Ecoreati” (art. 452/bis e seguenti), la scrivente Procura, al fine di accertare la persistenza della compromissione dei principali corsi d’acqua della provincia samiita, conferiva una delega d’indagine alla P.G. della Guardia Costiera di Torre del Greco ed ai Carabinieri Forestali di Benevento, la cui attività esecutiva si attuava secondo un ordine temporale articolato in diverse fasi; in particolare attraverso, in primis, il telerilevamento ambientale delle aste fluviali sannite con mezzi aerei del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia costiera e la successiva verifica in situ, da parte della P.G. di molteplici abusive immissioni, allo scopo di procedere al censimento sia degli scarichi urbani diretti (non depurati) che di quelli provenienti da impianti di depurazione, presenti nei comuni della Provincia sannita; la successiva identificazione dei soggetti responsabili e Paccertamento e/o controllo della funzionalità degli impianti di depurazione e/o trattamento delle acque reflue.

A conclusione delle attività di indagine ed a seguito dei vari accertamenti effettuati nel tempo
dalla P.G. operante, il giudice delle indagini preliminari presso il Tribunale di Benevento, in
accoglimento delle richieste dei magistrati della scrivente Procura della Repubblica, ha disposto il sequestro preventivo di undici scarichi diretti urbani nei fiumi senza alcuna depurazione e di sei impianti di depurazione che scaricavano reflui fognari nei corpi idrici superficiali della provincia sannita.

L’intera indagine ha dunque consentito di acclarare numerosissime violazioni della normativa
ambientale, con particolare riferimento ai sistemi di smaltimento di acque reflue nell”intero territorio Sannita in guisa da far ritenere sussistente, a seguito dei predetti scarichi di reflui senza depurazione adeguata o in assenza totale di depurazione nei fiumi di un gravissimo deterioramento significativo e misurabile dei corpi idrici superficiali del bacino idrograiico sannita, modificando l’originaria consistenza della matrice ambientale dei fiumi con uno squilibrio strutturale caratterizzato da un decadimento di stato o di qualità di questi ultimi, impedendone l’uso per cui sono destinati, attraverso immissioni plurime di sostanze inquinanti nei corsi d’acqua.

Le attività peritali del C.T.U. hamo altresì consentito di acquisire seri elementi in ordine al
delitto di “frode in pubblica fornitura”, per aver fornito le società di gestione un servizio di qualità inferiore rispetto ai contratti stipulati per Paffidamento del servizio di depurazione.

Infine dagli accertamenti di polizia giudiziaria eseguiti è emersa, la commissione di una serie
di condotte costituenti illecito amministrativo ai sensi del T.U. Ambientale, in particolare l’apertura di numerosi scarichi non autorizzati e il superamento dei limiti tabellari previsti per gli scarichi, che saranno oggetto di segnalazione alla autorità amministrative competenti per l’emanazione delle prescritte sanzioni pecuniarie.
Tutti i depuratori, così come in precedenza avvenuto per gli scarichi diretti, sono stati sottoposti a sequestro preventivo con facoltà d’uso con la finalità di consentire ai Pubblici amministratori ed ai Gestori degli impianti di depurazione di attivarsi per impedire la protrazione degli scarichi senza adeguata depurazione , attraverso un corretto funzionamento e relativa manutenzione degli impianti e il necessario adeguamento e ristrutturazione dei predetti impianti con tecnologie più moderne ed efficaci nonché il conseguente rigoroso esercizio dei doveri, da parte dei pubblici amministratori deputati, di controllo finalizzati alla individuazione, inibizione irrogazione di sanzioni a seguito delle condotte di coloro che come privati o Enti scaricano illecitamente nel sistema fognario e nei fiumi sanniti determinandone la grave compromissione.

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