Grano, la Cia lancia l'allarme speculazioni.

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trigoIl presidente della Cia Avellino Michele Masuccio dal tavolo nazionale cerealicolo convocato al Mipaaf, ha dichiarato: “Stiamo assistendo a un vero e proprio sfruttamento del lavoro degli agricoltori, con prezzi sul campo insostenibili. Chiaro il disegno speculativo con scambi anche al di sotto del 50% rispetto ai valori medi degli anni passati. Mentre aumenta l’import e rimane troppo ampio il divario tra costo del frumento, pane e pasta. Serve subito un cambio di passo.

I nostri produttori di grano – continua – sono oggetto di un’azione di speculazione che non ha precedenti. In queste settimane, infatti, sistema industriale e commerciale stanno imponendo agli agricoltori condizioni insostenibili, ritirando il grano a prezzi inferiori anche del 50% rispetto ai valori medi degli anni passati e decisamente al di sotto dei costi di produzione.

Così una campagna di raccolta positiva diventa un dramma per i cerealicoltori, costretti a competere, proprio al momento della trebbiatura, con la forte importazione di grano proveniente dall’estero, da parte di operatori commerciali, che lo immettono sul mercato accrescendo di fatto la pressione sui prezzi.

Tutto ciò determina che oggi 100 chili di frumento valgono quanto 7 chili di pane: un “gap” intollerabile e contro la logica delle cose – continua il presidente della Cia – che non può nemmeno lasciare indifferenti i consumatori, di fronte a una tale distorsione dei mercati.

Venticinque anni fa un quintale di frumento valeva circa 30.000 lire, gli attuali 15 euro, più o meno come le quotazioni di oggi del cereale più diffuso, ed è troppo il divario tra costo del frumento, pane e pasta.
Se si fanno le debite proporzioni, c’è stata una perdita di valore che non ha eguali in altri prodotti. Sono anni che denunciamo con forza una mancata politica che tuteli un comparto così importante per l’Italia e di più per il mezzogiorno. Ecco perché -conclude Masuccio – è tempo di dire basta a questi comportamenti, è necessario che anche la Regione Campania, convochi un tavolo di crisi per prendere tutte le opportune misure.
Non è più possibile che il frutto del lavoro di un anno venga così svalutato e svenduto”.

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