Scuola, test Invalsi boicottati dagli studenti.

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quizOggi, martedì 12 maggio, ci sarà uno sciopero nazionale della scuola che riguarderà tutto il personale della scuola, docente, dirigente e Ata. Lo sciopero di oggi è la terza giornata di un unico sciopero nazionale della scuola previsto in tre giorni: il 5 e il 6 maggio per le scuole elementari e materne, il 12 maggio per la scuola secondaria di primo grado (scuole medie) e secondo grado (licei e istituti tecnici e professionali). Lo sciopero riguarda l’intera di giornata di oggi ed è stato indetto da Cobas Scuola: hanno aderito anche Unicobas, Autoconvocati Roma e USI ed è stato proclamato anche dall’ASA. Lo sciopero ha a che fare principalmente con le prove INVALSI previste per il 12 maggio e il 19 giugno nella scuola secondaria (per la scuola primaria si sono tenute il 6 e il 7 maggio).

Oltre allo sciopero per l’intera giornata previsto da Cobas Scuola, c’è anche la possibilità di aderire allo sciopero presentandosi comunque a scuola ma rifiutando di consegnare le prove INVALSI agli studenti, secondo una particolare forma di sciopero chiamato “sciopero breve di mansione”.Questo sciopero è stato indetto dall’USB. Non è stato ancora reso noto dal ministero dell’Istruzione e della Ricerca se l’adesione a questo sciopero di mansione comporterà una trattenuta dallo stipendio dei lavoratori che vi parteciperanno: per quanto si sa al momento potrebbe essere nulla (0 euro) ma anche del massimo previsto, che sono 17,50 euro l’ora.

«I test INVALSI sono il simbolo di un modello di valutazione che riteniamo essere totalmente sbagliato.” –dichiara Raffaele Guarino coordinatore regionale dell’Unione degli Studenti Campania-. – Un modello di valutazione che non fa altro che schedare gli studenti per classificarli, un modello che è specchio di un’idea di formazione basata su nozioni e conoscenze che sono solo una piccola parte di quello che apprendiamo a scuola. Abbiamo deciso di disobbedire, di rifiutarci di sottoporci a questo meccanismo escludente e ingiusto perché crediamo che un quiz a risposta multipla non possa essere considerato un vero strumento di valutazione.

Per noi valutare significa conoscere i percorsi degli studenti, i loro punti di partenza e non solo quelli di arrivo, significa rendere coscienti ognuno delle proprie capacità e delle proprie lacune.  Le Invalsi invece riducono i saperi a una sommatoria di conoscenze da possedere perché richieste dai mercati, svilendo così il ruolo della scuola pubblica e della didattica nelle nostre classi.

«Inoltre quest’anno non ci limiteremo a boicottare le prove Invalsi” –continua Luca Cioffi, responsabile organizzativo dell’UdS – “ma intendiamo mettere in campo azioni di protesta contro il ddl Buona Scuola per chiederne il ritiro immediato.

All’interno del disegno di legge viene istituzionalizzata ancor di più l’idea di valutazione propugnata dalle prove invalsi e un modello di scuola che veste i panni di una vera e propria azienda. Noi vogliamo una scuola che sia pubblica e gratuita perché oggi il diritto allo studio è la prima grande emergenza che bisogna affrontare e non è privatizzando le scuole, e quindi innalzando i costi e le diseguaglianze, che si risponde. Oggi quindi, in continuità con lo sciopero generale della scorsa settimana boicotteremo le prove Invalsi in tutte le scuole della Campania, non entrando a scuola, lasciando le prove in bianco, dando vita ad assemblee autoconvocate dove gli studenti, insieme ai loro docenti, possano discutere liberamente di didattica e valutazione e del loro modello di scuola, partendo dalle proprie condizioni, dalle proprie esigenze e dai propri bisogni.”

«Nell’Università italiana – dichiara Mattia Papa, portavoce Link Napoli – si assiste sempre di più ad uno smantellamento della coesione e dell’uguaglianza sociale nel nostro paese proprio partendo dai luoghi della formazione, in primis l’Università. Le prove TECO, che sono ancora in fase sperimentale, consiste in un elaborato scritto che deve soddisfare un determinato compito: sottolineare – nella totale assenza di un punto di partenza comune tra gli studenti – le differenze che intercorrono tra uno studente e l’altro, tra gli studenti di un ateneo rispetto ad un altro, le competenze di chi può e deve essere selezionato per mandare avanti il sistema produttivo e chi invece può essere gettato nell’impelagato mare della precarietà.

Noi rifiutiamo l’ennesimo elemento discriminatorio all’interno dei nostri atenei, che auspicherebbe la nostra volontaria (quanto inconsapevole) partecipazione alla valutazione delle nostre capacità per essere catalogati in un sistema che ci vuole divisi e disomogenei fin dal nostro primo respiro».

 

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