Auto rubate, clonate e poi rivendute, GdF di Avellino arresta 17 persone, cittadini italiani e bulgari.

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gdfAlle prime ore del mattino, militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Avellino ed appartenenti alla Questura di Foggia, con la collaborazione di personale in forza a Reparti della Guardia di Finanza e Uffici della Polizia di Stato dislocati in varie regioni d’Italia, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare con la quale il G.I.P del Tribunale di Foggia, su richiesta della locale Procura della Repubblica, ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di 17 soggetti accusati di associazione a delinquere finalizzata al furto, ricettazione e riciclaggio di autovetture di grossa cilindrata.

L’attività odierna, condotta congiuntamente dalla Guardia di Finanza di Avellino – Nucleo di Polizia Tributaria e Polizia di Stato – Questura di Foggia, è scaturita da distinte indagini condotte dalle due forze di polizia, successivamente confluite in un unico procedimento penale coordinato dal medesimo magistrato inquirente.

In particolare, le attività investigative hanno permesso di portare alla luce un sodalizio criminale, composto prevalentemente da cittadini italiani e bulgari con base in San Severo (FG) dedito al furto su commissione di autovetture di grossa cilindrata (previamente individuate da un basista), le quali venivano successivamente rivendute, anche all’estero, dopo la “clonazione” del telaio, dei documenti di circolazione, della targa e della centralina elettronica contenente i dati identificativi del veicolo.

Nel corso delle attività, è stato ricostruito l’intero procedimento delittuoso che si articolava in quattro fasi: La prima fase delle attività illecite poste in essere dal sodalizio, è rappresentata dal furto. Le autovetture da rubare, venivano individuate in base alle precise richieste degli acquirenti/ricettatori: infatti. le intercettazioni telefoniche hanno fatto emergere che spesso venivano richiesti addirittura allestimenti, colori o serie particolari, ragion per cui il sodalizio era costretto ad un vero e proprio lavoro di ricerca sul territorio del veicolo da rubare e, quando questo veniva individuato, era trafugato a tutti i costi.

Nel contempo, la stessa organizzazione, avvalendosi delle proprie ramificazioni e di fiancheggiatori residenti in altri Paesi dell’Unione Europea, procedeva ad acquisire i dati (numero di targa, di telaio, ecc) di autovetture simili (serie, colore, interni, optional, ecc.) regolarmente circolanti, che, avrebbero costituito la base per la creazione del futuro clone, cui andavano riferiti documenti e targhe – speculari all’originale – falsificati abilmente, tanto da trarre in inganno gli operatori di polizia in caso di controlli su strada.

La seconda fase individuata dalle indagini riguardava la ripunzonatura dei telai delle macchine rubate: si trattava di un lavoro molto delicato, affidato a veri e propri “professionisti” del settore, che riuscivano abilmente a dissimulare la falsificazione del numero del telaio, senza che fosse visibile la differenza con la punzonatura originale e, pertanto, venivano lautamente ricompensati per le loro prestazioni.

Il nuovo numero impresso sui telai, pertanto, corrispondeva a quello del “clone” individuato all’estero: in pratica, veniva sostituita l’intera serie alfanumerica del telaio con quella appartenente ad un altro veicolo circolante in un altro Paese, diverso rispetto a quello dove sarebbe stata commercializzata l’autovettura.

La terza fase era costituita dalle operazioni di ricodifica delle centraline elettroniche, dei tachimetro/contachilometri e delle chiavi di avviamento.

La ricodifica delle chiavi e delle centraline elettroniche di autovetture di grossa cilindrata richiede altissimi livelli di competenza e capacità tecniche notevoli, in quanto gli stessi apparati elettronici sono muniti al loro interno di sofisticati sistemi di protezione e solo alcuni software sono in grado di assicurare il buon esito delle modifiche.

Significativo al riguardo appare l’interesse dell’organizzazione, emerso dalle indagini, rispetto all’aggiomamento continuo degli apparati utilizzati e dei software, che venivano acquistati in rete in uno Stato estero e, successivamente, trasportati in Italia.

La quarta ed ultima fase era rappresentata dalla commercializzazione delle autovetture, che poteva  avvenire, previa immatricolazione, sia in Italia, che all”estero, ad eccezione del Paese ove era circolante l’autovettura “clonata”.

Durante le attività d’indagine sono stati eseguiti numerosi riscontri oggettivi su autovetture di grossa cilindrata, precedentemente trafugate, sottoposte a sequestro e restituite ai legittimi proprietari, sulle quali è stato acclarato il meccanismo sopra descritto.

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