Calcioscommesse, il Neapolis Mugnano di Mario Moxedano al centro dell'inchiesta.

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calcio-scommesse_620x410-680x365Il Neapolis Mugnano, squadra della provincia di Napoli che milita nel campionato di serie D, vinceva le partite malgrado un tasso tecnico mediocre grazie a partite combinate con l’aiuto di elementi di spicco della ‘ndrangheta.

Secondo gli inquirenti della Procura antimafia di Catanzaro, il gruppo che organizzava le frodi aveva anche l’obiettivo di conseguire ingenti profitti dalle puntate sulle partite combinate.

A capo del “sistema” c’erano il presidente e il direttore sportivo del Neapolis, Mario Moxedano e Antonio Ciccarone, che si avvalevano della collaborazione di Pietro Iannazzo (già arrestato), definito “uomo di primo piano dell’omonima cosca mafiosa di Lametia Terme”, indicato anche come conoscitore del calcio dilettantistico meridionale.

Mario Moxedano negli anni 90 era nella compagine azionista del Napoli, poi rilevò il Savoia di Torre Annunziata (che sotto la sua gestione arrivò alla storica promozione in serie B), infine nel 2005 fondò il Neapolis, club “itinerante” che in questa stagione aveva sede a Mugnano.

Pietro Iannazzo aveva stabili rapporti, già dal campionato precedente, con Mario Moxedano e con il direttore sportivo Antonio Ciccarone, in veste di “consulente di mercato” della squadra, con l’obiettivo – sottolineano i pm – di far vincere le partite al Neapolis malgrado il suo basso spessore tecnico.

Il ds Ciccarone viene definito come il primo collaboratore di Moxedano: è lui, sempre secondo i pm, ad interpretare le direttive di Moxedano, avvalendosi di una fitta rete di complicità e conoscenze, approfittando della collaborazione di dirigenti sportivi di altre società. Il risultato finale veniva condizionato offrendo denaro e altre utilità. Una volta stipulati i “patti”, infine, venivano piazzate le scommesse.

Furono offerti 30mila euro ai dirigenti del Montaldo (serie D, girone I) per perdere la partita contro il squadra campana del Neapolis Mugnano, disputata a Mugnano (Napoli) il 26 ottobre del 2014: la circostanza emerge nell’ambito della nuova inchiesta sul calcioscommesse della Procura della Repubblica di Catanzaro che oggi si è conclusa con l’emissione di 50 provvedimenti di fermo.

Il patto fu sancito e il risultato finale fu di 4 a 0 per il Neapolis: ciononostante ai dirigenti del Montaldo venne pagata una cifra inferiore, fatto che scatenò l’ira dei “truffati”. Le indagini sulla partita tra Neapolis e Montaldo, in particolare le intercettazioni telefoniche delle conversazioni tra i protagonisti della compravendita, hanno consentito agli inquirenti di fare luce sul sistema di corruzione di calciatori e dirigenti delle società calcistiche di serie D. In una intercettazione telefonica il ds del Neapolis parla con uno dei dirigenti del Montaldo del pagamento parziale della somma: “…ma li hai presi tutti quanti?… 30 mila euro…”, dice.

Il dirigente del Montaldo conferma di avere percepito solo una parte di quei soldi e, infastidito, dà sfogo al suo disappunto fornendo agli inquirenti una prova inconfutabile della combine: “…e dove sono?… abbiamo perso la partita e dove sono?… dove sono!!…”.

Il direttore sportivo del Neapolis, sicuro della vittoria della sua squadra, incaricò il fratello di scommettere sulla partita. (ANSA).

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