Isochimica, a processo anche per omessa bonifica? Rischiano Foti, Caldoro e De Luca in quanto custodi giudiziari.

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2012517_122917296_12652859_000_ISOCHIMICA«I tempi cominciano ad essere maturi» dice il capo dei pm Rosario Cantelmo ai parlamentari della commissione d’inchiesta ecomafie durante l’audizione, in parte ancora segretata, dello scorso ottobre. «Stiamo applicando la nuova normativa al nuovo processo, cioè ai custodi se non bonificano. Lo stiamo facendo da un anno e mezzo ed è stato fatto, a nostro avviso, tutto sommato poco rispetto alla situazione». I custodi giudiziari del sito posto sotto sequestro sono il sindaco Paolo Foti e i presidenti della Regione Stefano Caldoro prima e poi il suo successore, l’attuale Governatore Vincenzo De Luca. Sull’Isochimica dunque potrebbe abbattersi la scure dei cosiddetti “ecoreati”, la nuova legge entrata in vigore a maggio che introduce tra i reati anche quello di omessa bonifica.

Dalla parte di audizione resa pubblica, resta sottoposta a segreto quella relativa al processo in corso sulle morti e le malattie degli ex operai e quella del secondo filone di inchiesta su una trentina di morti sospette tra gli abitanti di Borgo Ferrovia, capitolo di indagine su cui si attendono, in tempi brevi, le richieste di rinvio a giudizio, emerge anche la preoccupazione per la quantità di amianto ancora presente nel silos collegato al capannone B. «Amianto libero a terra, sotto e dentro il silos, sopra e fuori dal silos. Scientificamente si chiama crocidolite ed è il più pericoloso di tutti. Basta inalare una sola fibra per portare alle malattie delle quali sono affetti i lavoratori» dice il procuratore mostrando alcune foto scattate esattamente un anno fa.

Per gli inquirenti almeno fino a maggio 2015, non è stato fatto abbastanza. Lo dicono le relazioni sulla conclusione degli interventi di messa in sicurezza consegnati a Procura e commissione dallo stesso Comune e che hanno riguardato le coperture dei capannoni e la rimozione delle tubature che convogliavano i materiali direttamente al silos. «Fino a quel momento, quindi, l’area azienda, nella loro (del Comune ndr.) stessa valutazione, presentava amianto in polvere sulle coperture, sulle grondaie, nelle condutture e nel silos, che è stato chiuso. All’interno del silos, però, c’è ancora amianto» aggiunge il sostituto Elia Taddeo.

Infine il procuratore lancia l’allarme sul pericolo infiltrazioni criminali negli appalti per la bonifica, e suggerisce di «ricorrere ad un’attività preventiva anche servendosi della Guardia di Finanza, specializzata nel sentire l’odore del danaro che puzza. L’appalto per la bonifica è, per sua stessa natura, incerto per tipo di attività e importi da corrispondere: non si sa che cosa si troverà andando a scavare. Questa fase di incertezza nell’ambito dell’appalto è una delle circostanze che, nel passato, è stata terreno di conquista da parte delle organizzazioni criminali».

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