Terremoto, in Irpinia il 60% degli edifici privati è a rischio, l’allarme del Presidente dell’Ordine degli Architetti.

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All’indomani dell’intervento dell’Associazione Costruttori Edili della provincia di Avellino sul tema della sicurezza degli edifici pubblici, mi sento di dare un contributo come categoria a quanto detto.

Si è parlato, in particolare di edifici scolastici e edifici pubblici, che in realtà sono già oggetto di attenzione da parte dello Stato per interventi finalizzati alla messa in sicurezza e in provincia di Avellino su alcuni di questi si è gia intervenuti. Oltre al fatto che alcuni edifici importanti, costruiti post sisma 1980, come Comune di Avellino e Ospedale Moscati, sono già adeguati.

L’allarme in Irpinia e nella città capoluogo va, invece, lanciato per gli edifici privati, il cui 60% ha una costruzione che risale a prima del 1980: è su questi che bisogna trovare un meccanismo per intervenire. Si può pensare di utilizzare fondi e agevolazioni europei, statali o comunali sulla falsariga del Progetto “Serena” attivato a Napoli, che pare tra l’altro che il sindaco De Magistris voglia far ripartire.

La strada più ovvia e più immediata è quella di attuare modifiche normative sul PUC in modo da consentire una più agevole attuazione del Piano Casa, in particolare sugli edifici che non sono in sicurezza, anche in base all’appartenenza ad aree legate a rischio dissesto idrogeologico e a fattori che aumentano la vulnerabilità sismica. Il primo passo, condiviso anche dal presidente De Luca, sarebbe la stesura del fascicolo del fabbricato, concordando con le categorie professionali, i meccanismi attuativi e i compensi adeguati in questo caso ad un servizio di pubblica utilità. La richiesta va rivolta all’Amministrazione Comunale, affinchè in questi cento giorni, dia priorità a questo.

Fulvio Fraternali, presidente Ordine architetti provincia di Avellino

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