A 38 anni dal terremoto che sconvolse l’Irpinia l’appello dell’Ordine degli Architetti.

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Le 19.30 di una domenica come tante quella del 23 novembre del 1980, eppure dopo 38 anni non si possono dimenticare i 90 secondi che hanno cambiato la storia di un’intera Provincia.

Non possiamo non ricordare il terremoto dell’Irpinia, anche se sono passati tanti anni. Non possiamo dimenticare che le calamità naturali e i terremoti sono eventi che si ripropongono nel tempo.  Non possiamo stabilire quando, ma sicuramente possiamo dire che si ripeteranno.

In una giornata di commemorazione in cui la memoria si riporta verso tragedie inenarrabili, l’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Avellino, fa un appello alle Istituzioni, chiedendo di agire e mettere in sicurezza il territorio, preservandolo da calamità naturali e tutelando i cittadini.

“Tanti errori sono stati fatti in passato, ma non è il caso di ritornarci continuamente sopra, oggi è il giorno in cui si deve ricordare – dice Erminio Petecca Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Avellino –  Oggi, di positivo, c’è una maggiore consapevolezza che il patrimonio immobiliare ed infrastrutturale dell’Italia, va manutenuto e messo in sicurezza, per cui è fondamentale trovare risorse ed energie per ricominciare ad investire in tal senso. Occorre aiutare gli enti pubblici a riqualificare il proprio patrimonio immobiliare, incentivare i privati a mettere in sicurezza la propria abitazione e obbligarli a sottoscrivere una polizza assicurativa contro i danni per gli eventi calamitosi. L’interesse dello Stato dovrebbe essere appunto quello di ridurre o addirittura azzerare l’enorme spesa annuale di 5 miliardi per far fronte alle calamità naturali.

Gli architetti irpini non possono dimenticare le circa 3000 vittime del terremoto del 23 novembre 1980, così come non si possono dimenticare le vittime delle alluvioni del 1998 di Quindici e del 1999 di Cervinara e S. Martino Valle Caudina. Conservare la memoria delle tragedie vissute arricchisce il nostro sapere e dimostra la nostra vulnerabilità di fronte ai fenomeni della natura”.

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