Autolesionismo tra giovani, un progetto per aiutarli.

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Un adolescente su sei pratica il cutting, forma di autolesionismo messo in atto con tagli sul corpo. E’ un dato che sconcerta quello rilevato ad Avellino dallo Studio della dottoressa Angela Campanile, psicologa e psicoterapeuta, che da circa due mesi è presente in alcuni istituti scolastici irpini per incontrare gli studenti e acquisire elementi utili ad elaborare un progetto che contrasti un fenomeno sempre più “di moda” tra i teenager.

In questo contesto e da questi incontri è scaturita l’idea del progetto “Dal Cutting allo Swatching” che punta a promuovere il benessere psichico degli adolescenti per portarli dall’autolesionismo allo “swatchare”, termine usato soprattutto nell’ambito del makeup, dalle youtuber quando, per mostrare un trucco, una tonalità, ad esempio di un rossetto, si colorano le braccia.

“Il cutting – spiega la dottoressa Campanile – è un gesto che si compie contro di sé, ma che vuole parlare agli altri. È un modo sbagliato di esprimere il proprio dolore. È usato come anestetico a qualcosa che fa soffrire. Purtroppo ultimamente è diventata una vera e propria “moda”. I ragazzi iniziano a tagliarsi con oggetti appuntiti, con lamette, in segreto, nella propria stanza. Poi lo ripetono, ogni giorno, in modo ripetitivo. La pelle è il confine con il mondo, tra l’esterno e l’interno, il corpo è l’unica cosa sulla quale l’adolescente sente di avere il potere.

L’idea dello swatching – prosegue Campanile – ci è venuta in mente quando, dopo aver incontrato numerosi adolescenti, ci siamo resi conto che il fenomeno del cutting è sempre più frequente. I giovani, fragili, ammalati spesso di solitudine, hanno ormai perso la voglia di uscire, di avere degli hobby, di fidarsi degli altri, di aprirsi, ma anche di comunicare verbalmente ciò che provano, le loro sofferenze, i loro stati d’animo. Purtroppo molto più semplice chiudersi nella propria cameretta, da soli, e “tagliarsi”. I piccoli pazienti raccontano che i motivi sono tanti, i più svariati e spesso nessuno ne è a conoscenza. Ma quei tagli – osserva la psicologa – sono pericolosi, oltre che delle vere e proprie cicatrici, che non andranno più via.

Abbiamo unito a questo pensiero di sofferenza – aggiunge Campanile – un pensiero, invece, di speranza, legato a passioni, alla vita. Così abbiamo pensato di rimandare lo stesso pensiero ai nostri pazienti. Il cutting è per lo più un fenomeno che coinvolge le donne, così, parliamo soprattutto a loro, cerchiamo di passare dal pensiero di sofferenza, negativo, a quello positivo, di benessere, dello stare bene. Da qui l’idea di utilizzare le braccia come una tela per i colori, e non per tagliarsi: non più cicatrici e sangue sulle braccia degli adolescenti, ma colori e trucchi”.

I messaggi sono molteplici e molto profondi anche il volersi concentrare di più su se stessi, coltivare le proprie passioni, preservare il proprio benessere, relativo al mondo psichico e quindi anche fisico. Non più deturparsi con tagli, ma – conclude la dottoressa Campanile – amarsi, apprezzarsi di più, migliorarsi, proprio ciò che fanno le donne, ad esempio, quando decidono di indossare un rossetto.”

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