Banche e risparmiatori, chi si salva? Un nuovo decreto allarga la platea.

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nicolacastorinoa cura di Nicola Castorino

L’attenzione ai  risultati elettorali delle recenti consultazioni amministrative ci ha distratto verso una tematica che ha causato danni ad un’economia  che non brilla certo di luce propria. Il default delle banche! Facciamo un passo indietro, ritornando a quel sabato del 22 novembre scorso quando, per la prima volta in Italia, i risparmiatori di quattro banche (Etruria, Marche, Chieti e Ferrara, ndr) hanno perso i loro soldi in conseguenza di un decreto del governo. Tutte e quattro le banche erano già commissariate, e rientravano in un elenco che ne conta ben sedici: la Banca d’Italia aveva destituito i loro amministratori mettendo al loro posto commissari straordinari.

Tra le banche commissariate è  presente,  nel nostro territorio, anche la BCC dell’ Irpinia, commissariata dalla Banca d’Italia all’inizio del 2014. Ma vediamo cosa è accaduto. Inizialmente Bankitalia  applicò il cosiddetto burden sharing, che prevedeva, in caso di dissesto di una banca, prima del coinvolgimento di fondi pubblici,   la riduzione del valore nominale delle azioni e delle obbligazioni subordinate. Poi, dal primo gennaio di quest’anno sono state apportate modifiche,  con l’entrata in vigore  del cosiddetto bail-in, che applica  la riduzione del valore nominale non solo delle azioni e delle obbligazioni subordinate, ma anche delle obbligazioni ordinarie e i depositi di importo superiore ai 100.000 euro.

Il bail-in, in pratica, colpisce  prima le azioni, poi gli altri titoli di capitale e i debiti subordinati, quindi i debiti chirografari, incluse le obbligazioni ordinarie emesse dalla banca in crisi. I depositi di valore pari o inferiore a 100.000 euro sono sempre esclusi dal bail-in e sono coperti dai sistemi di garanzia dei depositi. Questa protezione riguarda, ad esempio, le somme detenute sul conto corrente o in un libretto di risparmio e i certificati di deposito coperti dal Fondo di garanzia; non riguarda, invece, altre forme di impiego del risparmio quali le obbligazioni emesse dalle banche. E così, tutti i 130 mila azionisti delle quattro banche  hanno perso il complessivo  valore dei loro titoli, così come i circa 10 mila possessori di obbligazioni subordinate.  Centoquarantamila risparmiatori che hanno visto sparire dalle loro casse un totale di 430 milioni di euro.

Oggi un nuovo decreto,   indennizza una parte degli oltre 10.000 obbligazionisti subordinati che hanno subito l’azzeramento dei titoli per effetto del salvataggio di Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e CariChieti. E così, gli investitori che hanno acquistato i bond prima del 12 giugno 2014 possono richiedere al Fondo di solidarietà istituito dal governo un forfait che coprirà al massimo l’80% di quanto investito, a condizione che abbiano un patrimonio mobiliare sotto 100.000 euro o che abbiano dichiarato  nel 2015 un reddito ai fini Irpef, quello lordo, inferiore a 35.000 euro,  riferito all’anno di imposta 2014.

La domanda di indennizzo va presentata entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto. Un’operazione più politica che economica, che tenta il salvataggio dell’immagine di un sistema bancario italiano –  considerato troppo frazionato dallo stesso premier Renzi  – che guarda al contenimento dei costi, alla salvaguardia del proprio “rating” (l’affidabilità della banca, ndr), alla selezione del credito, al contenimento delle “sofferenze”. Ma della salvaguardia alla clientela non se ne parla?

Nicola Castorino

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