Isochimica, la deposizione dell’Ingegner Teodosio.

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Oltre quattro ore e mezza di udienza nell’aula bunker di Poggioreale dove, davanti a pm e giudici, arriva la bonifica mancata commissionata dalla curatela fallimentare nel 2004. Un unico teste ascoltato, l’ingegnere Giuseppe Teodosio nominato consulente dalla stessa curatela per verificare lo stato effettivo di avanzamento dei lavori affidato alla EuroKomet. L’escussione degli altri testi prevista per oggi, quella degli ex operai della fabbrica Carlo Sessa, Gerardo Giovino e Michele Aversa, è stata rinviata al 23 febbraio anche alla luce della richiesta di differimento avanzata da uno dei legali degli imputati assente oggi. In quella data alla testimonianza dei lavoratori, si aggiungerà, sempre su richiesta del pubblico ministero, quella di Antonello Volpe ispettore del Nucleo investigativo del vecchio Corpo Forestale che acquisì le denunce degli operai.

Ad interrogare l’ingegnere Teodosio, nominato consulente dalla curatela fallimentare nel 2010, con l’incarico conferitogli dal curatore Leonida Gabrieli e dal giudice delegato del tribunale del fallimento Francesco Paolo Feo, il pm Roberto Patscot. Teodosio chiarisce subito che gli incarichi ricevuti in realtà, nel tempo diventarono due: quando la Eurokomet si oppose alla stima di ristoro e incardinò un procedimento in sede civile, la curatela lo nominò infatti anche consulente tecnico di parte.

«Con il mio primo incarico mi veniva sostanzialmente chiesto di quantificare economicamente i lavori eseguiti dalla «Eurokomet» amministrata da Biagio De Lisa, società a cui nel 2004 la curatela aveva affidato la bonifica dell’area, quantificare il ristoro dovuto e valutare il valore di mercato del sito, ovviamente risanato dall’amianto. Un lavoro che, a seguito di una breve nota con cui la ditta richiedeva non solo il pagamento dei due milioni di euro stabiliti da contratto, ma ne richiedeva altrettanti per ultimare la bonifica, si è notevolmente complicato per la difficoltà riscontrata nel reperire documenti necessari a certificare le reali spese sostenute e, di conseguenza, i lavori svolti». Una mission impossible, quella descritta dal professionista, che racconta di due anni di richieste di atti e documenti, presso la ditta, presso enti come l’Asl, di solleciti di intervento allo stesso tribunale del fallimento. Ventiquattro mesi di risposte generiche e silenzi. Fino al 6 marzo 2012 «quando, ritenendomi impossibilitato a consegnare una vera perizia, raccolsi tutti i miei dubbi in una relazione preliminare che, però non fu condivisa da Eurokomet che decise di promuovere un accertamento tecnico preventivo».

E difficilmente poteva andare diversamente, visto che, asserisce l’ingegnere, a fronte di un lavoro preventivato in due milioni di euro, dalla documentazione visionata, il ristoro non poteva superare i centomila euro. Teodosio racconta di una cartellina di colore blu che gli fu consegnata («dopo che mi avevano invitato a ricostruire la vicenda tramite ritagli di quotidiani») in cui erano contenuti «la relazione sulla messa in sicurezza realizzata nel 2004 dalla «Geisa» e fatture per 900mila euro con la causale pulizia del piazzale intestate alla «Team Ambiente».Nessun certificato o bolla di accompagnamento relativi allo smaltimento dei rifiuti contenenti amianto, che dovevano essere emesse dalla “Pescatore Srl” unica società che aveva ottenuto dall’Asl il nulla osta alla movimentazione del materiale. Dopo pochi giorni dalla consegna di quella relazione ci fu un incontro dal giudice Feo durante il quale l’avvocato Gabrieli propose di diffidare Eurokomet a riprendere la bonifica e di incaricarmi dei monitoraggi ambientali, compito che rifiutai ritenendo che fosse competenza dell’Asl o comunque di soggetti in possesso di strumentazioni che non erano nelle mie competenze. Nel settembre 2012, effettuai un sopralluogo in fabbrica, insieme ai ctu nominati dal Tribunale. Per me fu subito chiaro lo stato di abbandono del sito, con i cubi esposti agli agenti atmosferici e l’erba alta sul piazzale».

Insomma Teodosio lascia trapelare che per i ctu tutto sommato il risanamento c’era stato, ma non solo per loro. L’ingegnere si sarebbe aspettato una sorta di sostegno da parte di chi «mi aveva chiamato a tutelare i suoi interessi. Invece sembrava sufficiente per loro, la perizia dei consulenti dell’accertamento tecnico preventivo per pagare i due milioni di euro richiesti dalla Eurokomet. Cifra che poi non so se sia stata o meno pagata successivamente, di sicuro io mi rifiutai di valutare quella perizia che non mi fu consegnata in forma ufficiale».

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