Il grido di allarme degli agenti penitenziari: aggrediti e lasciati soli.

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Rinunciare a un ricovero in ospedale per non lasciare soli i colleghi sul posto di lavoro: scene di ordinaria follia che purtroppo nel carcere di Avellino rappresentano la quotidianità. Così come le aggressioni agli agenti, due negli ultimi due giorni, che sono costretti a lavorare in condizioni di continua emergenza. Un’emorragia di personale in linea con quella degli altri penitenziari italiani.

Nel 2017 la polizia penitenziaria ha subito un drastico taglio di personale: si è passati da 41.335 a 37.181 nel giro di quattro anni. Oltre settecento gli agenti persi in Campania. Mentre la popolazione carceraria è in continua a crescita. Numeri resi ulteriormente significativi da paradossi stridenti: la carenza di personale raggiunge il picco nei penitenziari dove sono detenuti i carcerati più pericolosi. Quelli al 41 bis: con tutti i rischi che ne conseguono.

Il segretario generale del Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria), Donato Capece aveva lanciato l’allarme: «Pochi investimenti del Governo, organizzazione del personale estremamente complessa. Il Ministero ripartisce le unità disponibili per ogni provveditorato territoriale, poi tocca a questo organo assegnare gli agenti a ogni penitenziario. Ma oggi è impossibile vista la sproporzione fra guardie penitenziarie e detenuti».

Gli fa eco il riferimento provinciale del sindacato, Attilio Russo: «Da anni registriamo tagli sistematici nell’organico e nella spesa economica destinata all’arruolamento di nuove persone. Credo che una speranza possa arrivare dalla bozza di programma firmato da Cinquestelle e Lega che sembra puntare a un aumento di investimenti nel sistema penitenziario e nella nuova edilizia carceraria. A Nola potrebbe decollare il progetto di un carcere per ospitare mille detenuti e così alleggerire le altre strutture e spingere per l’assunzione di nuovo personale penitenziario».

Intanto la realtà irpina deve fare i conti con un errore nella pianta organica dell’istituto che vede conteggiare fra le proprie fila anche il personale in servizio nel carcere di Lauro. Una ripartizione che grava ulteriormente sulla donne e degli uomini in servizio ad Avellino.

«La mattina siamo 150, il pomeriggio solo otto o nove: le attività si svolgono quasi tutte nella prima parte di giornata. Così la sera resta solo un collega a gestire due o tre reparti detentivi. E le aggressioni, purtroppo, sono sempre più diffuse», conclude Russo.

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