Rivolta al carcere di Benevento, feriti 5 agenti penitenziari.

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La Squadra Mobile di Benevento sta dando esecuzione ad un' ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Benevento, su richiesta della locale procura, per i reati di omicidio aggravato in concorso e porto abusivo di armi nei confronti di un trentaquattrenne beneventano, già detenuto nella casa circondariale di Napoli Secondigliano perché ritenuto essere il promotore di un'associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti. L'episodio, risalente all'aprile 2009, vide come vittima un uomo, costretto sulla sedia a rotelle a causa di un incidente stradale, che venne ucciso, in pieno giorno, con tre colpi di pistola alla testa, nel popoloso Rione Libertà del Capoluogo sannita. ANSA/POLIZIA EDITORIAL USE ONLY NO SALES
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Cinque agenti della polizia penitenziaria sono rimasti feriti, uno più gravemente a causa di una protesta scoppiata nel cercere di Benevento.

Secondo quanto rende noto il sindacato Osapp, con il segretario Vincenzo Palmieri e il vice segretario Luigi Castaldo, i promotori delle proteste sarebbero due carcerati di origine marocchina, già protagonisti delle rivolte scoppiate durante il lockdown.

I detenuti hanno messo in subbuglio una intera sezione, dato fuoco ad alcune celle, sfondato un muro e devastato anche una cella d’isolamento.

I cinque agenti sono tutti stati portati in ospedale. La rivolta del pomeriggio è stata preceduta da un primo evento critico, intorno alle tre, quando due detenuti si sono resi protagonisti di atti di autolesionismo. Per entrambi si è reso necessario l’intervento dei medici.

“Ancora eventi critici che mettono a repentaglio l’incolumità del personale di Polizia Penitenziaria”, commentano Palmieri e Castaldi, “e dei taser che ci sono stati promessi non si vede neanche l’ombra”. “Visti gli eventi accaduti oggi, aventi come autori due detenuti di origine nordafricana che hanno compromesso l’ordine e la sicurezza interna e determinato anche lesioni in danno del personale intervenuto per ripristinare l’ordine – commenta il segretario regionale dell’Uspp Ciro Auricchio – rinnoviamo l’appello alle forze politiche affinché siano stilati dei protocolli con i diversi Paesi interessati affinché le pene siano espletate nel Paese di origine. La gestione di tali soggetti che il più delle volte hanno anche problemi psichici ed atteggiamenti di auto oltre che etero lesionismo è una questione irrisolta che sta vessando da troppo tempo il personale e necessita pertanto di essere affrontata definitivamente in maniera risolutiva. L’USPP esprime massima vicinanza al personale ferito ora sottoposto alle cure mediche”. (ANSA).

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