Sciopero dei metalmeccanici, sit in davanti alla sede di Confindustria.

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aae0cefef0adc406aecd0471a8063386_LPositiva l’adesione dei lavoratori del settore metalmeccanico in Irpinia allo sciopero di 4 ore indetto da Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm, con l’adesione dell’Ugl, per dire no al rinnovo del contratto proposto da Federmeccanica. Un settore che in provincia, escludendo la Fca, conta 5000 lavoratori.

Al 90% l’adesione alla Cms, alla Denso e alla Aurubis, al 70% alla Cofren, alla Lima Sud e all’Arcelor, al 25% alla Ema. Nelle piccole e medie aziende oltre il 60% degli operai hanno incrociato le braccia. Una delegazione di lavoratori e sindacati ha protestato davanti alla sede di Confindustria, con loro anche le tute blu della ex Irisbus.

Un breve incontro all’Unione industriali con Crescenzo Ventre e Rosanna D’Archi, che hanno dato la disponibilità ad inviare una nota a Federmeccanica, trasmettendo anche i dati relativi allo sciopero in Irpinia, evidenziando le ragioni di contrarietà dei sindacati.

«Il rinnovo del contratto nazionale ha un valore doppio al Sud, dove la contrattazione di secondo livello è limitata e non trova spazio nelle piccole imprese e dove il premio di risultato si aggira attorno ai 1000 euro contro i 3500 del Nord – commenta Sergio Scarpa segretario Fiom Cgil – È fondamentale quindi mantenere la contrattazione di primo livello per evitare un ulteriore impoverimento, né si può pensare di essere competitivi abbattendo i costi del lavoro invece di puntare su tecnologia e innovazione. È inoltre necessario aprire un percorso anche con il Governo per abbassare la tassazione che raggiunge il 40% in busta paga. Non faremo passi indietro e non ci fermeremo alle 4 ore di sciopero di oggi: lo faremo solo quando avremo il contratto». Soddisfatti per l’alta adesione anche Gaetano Altieri segretario provinciale della Uil Metalmeccanici: «Non è accettabile l’abolizione della contrattazione di primo livello lasciando gli aumenti dei salari alla contrattazione decentrata senza tener conto quindi dei necessari adeguamenti salariali all’aumento del costo della vita. Inoltre, la contrattazione di secondo livello va rafforzata attraverso regole certe, dal momento che spesso non si fa e in molti casi le piattaforme presentate ai datori di lavoro non vengono nemmeno prese in considerazione».

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