Whirlpool dramma per intera Irpinia.

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Il segretario provinciale della Cisal Metalmeccanici, Massimo Picone, ed il responsabile Alta Irpinia dell’organizzazione, Antonio Perillo, esprimono preoccupazione per la difficile e delicata situazione che stanno vivendo i lavoratori dello stabilimento Whirpool di Napoli, che potrebbe avere serie ricadute sull’indotto, che in Irpinia conta circa 500 addetti.

La decisione assunta dai vertici della società di vendere la struttura produttiva partenopea, non solo contraddice gli impegni sottoscritti con la presentazione del piano industriale, che prevedeva investimenti fino al 2021 ed un aumento delle ore di lavoro, ma mette in crisi l’intero comparto della Campania e rischia di trascinare nella vicenda anche altre realtà aziendali del gruppo, dislocate in Italia.

«La Cisal Metalmeccanici irpina  – ha affermato Picone – è pronta alla massima mobilitazione, per scongiurare un drammatico epilogo della vertenza e salvaguardare i posti di lavoro del comparto. E’ necessario, quindi, che l’azienda si renda disponibile ad un confronto complessivo sul piano nazionale, a partire dal vertice previsto per oggi a Roma, ma anche sui territori, e che le istituzioni, in primis il governo, si spendano fino in fondo per salvaguardare un’importante realtà industriale del Mezzogiorno».

«Ai vertici della Whirlpool chiediamo il rispetto degli impegni assunti. E’ improponibile la dismissione di uno storico stabilimento come quello di Napoli, tanto più in una fase in cui il comparto fortunatamente non da segnali di crisi e l’azienda percepisce notevoli incentivi pubblici». Così Giovanni Centrella, coordinatore nazionale della Cisal Metalmeccanici.

«La struttura produttiva partenopea – prosegue il dirigente del sindacato autonomo –, presente da sessant’anni sul territorio, rappresenta un’importante realtà occupazionale per la Campania, non solo con i 450 addetti della fabbrica di via Argine, ma con i circa 2000 operai impegnati nell’indotto nell’intera regione».

«Non si comprende, come sia possibile che dopo soli 7 mesi dalla sottoscrizione di un accordo, che prevedeva investimenti per 250 milioni di euro nel triennio 2019/2021 sui tre siti produttivi presenti in Italia, di cui 17 milioni destinati a Napoli, si possa improvvisamente prospettare la vendita dello stabilimento campano. Senza contare che non giungono segnali positivi nemmeno da Siena, dove ancora non si registrano le azioni necessarie a incrementare i volumi produttivi, e da Fabriano, dove è in atto una delocalizzazione di diverse funzioni di staff. Eppure le stime sull’andamento produttivo dell’azienda, inserite ad ottobre nel piano industriale, furono anche rimodulate al ribasso, per ragioni prudenziali. E’ evidente, dunque, che l’amministrazione societaria della multinazionale americana non ha compiuto gli sforzi necessari ad avviare un processo di rilancio, sul quale sono state investite ingenti risorse pubbliche ed altre ancora sono previste».

«Auspichiamo – conclude Centrella – che si arrivi, a strettissimo giro, ad un passo indietro dell’azienda, nel rispetto del piano industriale e degli accordi assunti con il Ministero dello sviluppo economico. Valutiamo pertanto positivamente l’atteggiamento fermo e determinato del governo, che con Di Maio si dichiara intenzionato a bloccare gli incentivi, in caso di necessità. La Cisal Metalmeccanici, da parte sua, vigilerà con grande attenzione affinché si giunga alla soluzione della vertenza ed è pronta alla massima mobilitazione».

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