Isochimica, gli ex dipendenti si appellano a Mattarella contro lo spostament del processo a Napoli.

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Le carenti condizioni strutturali dell’Aula della Corte d’Assise del Tribunale di Avellino, non rappresentano una valida giustificazione per delocalizzare definitivamente a Napoli il processo ex Isochimica, che con pesantissimi capi di imputazione ha la funzione di fare chiarezza sull’accaduto e riconsegnare giustizia alle vittime della mattanza. Dopo trenta anni di ricatti, depistaggi e insabbiamenti: l’attribuzione delle responsabilità morali e penali, è un atto di giustizia sociale verso ex lavoratori, familiari delle vittime e l’intero territorio comunale e provinciale. Nell’ex opificio di Borgo Ferrovia, per portata lesiva e intrecci delinquenziali, in nome del profitto, si è scritta una delle pagine peggiori della storia irpina.

Questo il testo della petizione che gli ex operai della fabbrica dei veleni invieranno, con tanto di firme al seguito, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Ministro della Giustizia Andrea Orlando e al presidente del Tribunale di Avellino Vincenzo Beatrice. Questa la prima delle iniziative annunciate per sensibilizzare comunità e istituzioni preposte, sul ritorno ad Avellino del processo Isochimica spostato, per ragioni logistiche, presso l’aula bunker del carcere di Poggioreale a Napoli dove a fine maggio è iniziato il dibattimento, con l’escussione dei primi testi e dove si celebrerà sicuramente la prossima udienza, già fissata per il 7 luglio. Alla petizione hanno già aderito diverse associazioni dell’Irpinia, come Libera, Ariano in Movimento, l’associazione Lotta per la Vita, Attack Irpinia, il comitato Salviamo la Valle del Sabato, la Fiom regionale e Rifondazione comunista.
Obiettivo tornare al centro sociale di via Morelli e Silvati dove si è svolta la fase preliminare del processo e dove questo pomeriggio gli ex operai si sono riuniti in assemblea.

La struttura , che avrebbe una capienza di massimo trecento persone nell’aula magna, è stata scartata dai Vigili del Fuoco a margine di un incontro in Prefettura dove il presidente del Tribunale ha consegnato una stima di presenze al maxi processo all’amianto di seicento persone. Questo quanto riferisce l’assessore al patrimonio Paola Valentino, presente in assemblea su delega di Foti: «esprimiamo vicinanza agli operai, mai avremmo voluto che il processo fosse spostato da Avellino, ma purtroppo il patrimonio comunale non dispone al momento di strutture in grado di rispondere a tutte le richieste arrivate dal Tribunale. Avevamo messo a disposizione il Teatro, unica struttura ritenuta idonea dai Vigili del Fuoco, accollandoci anche i relativi costi. Nonostante questo, dal presidente del Tribunale sono arrivate richieste stringenti a cui non abbiamo potuto far fronte, come ad esempio quella di togliere le poltrone per sistemare 40 scrivanie per gli avvocati. Avevamo proposto il centro sociale che però ha una capienza di massimo trecento persone, quindi non risponde alla stima fatta dal Tribunale. Abbiamo subito, fino ad ora, passivamente decisioni altrui ma restiamo a disposizione del presidente Beatrice per trovare una soluzione».

Un atteggiamento di «impotenza» insostenibile secondo Tony Della Pia, segretario del Prc che assicura il proprio sostegno alla petizione: «che un capoluogo di provincia non abbia un posto per ospitare il processo Isochimica, è semplicemente vergognoso. Daremo una mano agli operai nel diffondere la petizione, attraverso banchetti in strada, social network e mezzi di informazione. E’ un processo storico che riguarda i lavoratori e tutti i cittadini di Avellino che hanno subito l’inquinamento da amianto. Insieme a Libera avevamo sollecitato sindaco, Prefetto e Presidente del Tribunale che però non ci hanno mai risposto. E’ scoraggiante che Foti si limiti a dirsi impotente, c’è tutto il tempo per trovare una soluzione se davvero vi è la volontà di farlo».

Al fianco degli ex operai, i loro avvocati Antonio Petrozziello, Carmine Monaco, Brigida Cesta che, pur sostenendo la loro battaglia, loro stessi hanno inviato lettere per sollecitare le istituzioni preposte a trovare una soluzione, invitano a non perdere di vista l’obiettivo, e cioè lo svolgimento stesso del processo. «Sono convinta che, con un po’ di buona volontà, durante il periodo estivo si possono apportare i piccoli interventi necessari ad ottenere l’ok dei Vigili del Fuoco e il via libera del Ministero ad autorizzare un nuovo spostamento presso il centro sociale. Tutto questo senza però dimenticare la cosa più importante, e cioè che il processo intanto, seppur nell’aula bunker di Poggioreale, si sta svolgendo e con una certa celerità».

Un appello all’intera cittadinanza quello che rivolgono i lavoratori: «Tutta Avellino ha il diritto di vedere proseguire il processo nel luogo in cui trenta anni fa si è consumato il dramma. L’intera città è chiamata a ribellarsi di fronte all’ennesima umiliazione che subiamo. Lo spostamento del processo nell’assoluto silenzio generale- speigano gli operai- significa che non si è compreso l’importanza storica di questo procedimento. Chiediamo di poter tornare al centro sociale di via Morelli e Silvati dove si è svolta la fase preliminare, e, a chi di dovere, di porre in essere gli interventi necessari per metterlo a norma».

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