"Vado da Francesco", "Gazzetta di Avellino" intervista Padre Enzo Fortunato.

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vadodafrancescoLa Basilica di S.Francesco di Assisi è uno dei luoghi di culto più visitati al mondo. Ogni giorno migliaia di persone valicano i cancelli della Basilica dove sono custoditi i resti del Santo Patrono D’Italia.

La Basilica, oltre che essere un luogo di immensa suggestione spirituale, è anche un luogo di enorme importanza sia artistica, con le opere di padri dell’arte figurativa moderna come Giotto, Cimabue, Lorenzetti, Martini ed altri ancora, ma anche di straordinaria importanza letteraria, è infatti proprio “Il Cantico Delle Creature” di San Francesco D’Assisi il testo letterario italiano più antico che la storia conosca, essendo stato scritto nella sua versione definitiva nel 1224, cioè due anni prima della morte del Santo Patrono.

Nel corso degli anni la Basilica è stata visitata da milioni di persone, gente semplice e persoaggi importanti, della storia, della politica, della vita sociale, del costume, e del mondo religioso.

Prendendo in esame l’arco di tempo che è intercorso dalla visita alla Basilica di Papa Giovanni XXIII il 4 ottobre (il giorno di S. Francesco appunto) alla visita di Papa Francesco il 4 ottobre 2013, un arco lungo 51 anni, Padre Enzo Fortunato, teologo, giornalista, Direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi e della rivista “San Francesco”, nonchè conduttore della rubrica televisiva “TG1 Dialogo”, ha voluto raccontare nel suo libro “Vado Da Francesco” (Mondadori) le esperienze e le testimonianze dell’incontro che persone di ogni nazione, di ogni religione e di ogni estrazione sociale hanno avuto con San Francesco.

“In questi 51 anni”, spiega Padre Enzo Fortunato a “Gazzetta”, “hanno varcato la soglia della Basilica milioni di persone, giovani ed anziani, ricchi e poveri, sani e malati, cattolici e non, Pontefici come Giovanni XXII, Giovanni Paolo II (che proprio ad Assisi indisse due giornate di incontro tre le religioni, nel 1986 e nel 1993) e Benedetto XVI, fino a Papa Francesco, leader politici non credenti come Gorbaciov e Berlinguer, leader politici di altre religioni come Shimon Peres, figure di straordinaria importanza come Madre Teresa di Calcutta, ed anche personaggi dello star system come Franco Zeffirelli, Renato Zero, Roberto Benigni, ma anche rockstar internazionali come Bruce Springsteen o Patti Smith. Tutti, nessuno escluso, hanno varcato la soglia della Basilica carichi di speranza, e chi si è fermato in raccoglimento davanti al blocco di pietra con il Sepolcro di San Francesco, oppure in contemplazione degli affreschi, ha potuto trarne momenti di riflessione umana e spirituale, e conservare quegli attimi come punto di riferimento per le continue sfide che la vita pone.”

Chiunque entra nella Basilica di San Francesco viene accolto dal messaggio “Il Signore ti dia pace”: “Questo messaggio”, continua Padre Enzo, “oggi più che mai, in questo periodo di crisi non solo materiale, ma anche e soprattutto spirituale e di valori, il messaggio di San Francesco appare come un appiglio, un’ancora di salvezza in un mare in tempesta. Fu proprio Enrico Berlinguer a riconoscerlo, lui che non era credente ed anzi era il leader del più forte partito comunista occidentale: la fede nella Chiesa era l’unico punto di riferimento nei momenti cruciali della storia. Per questo motivo non mi stupisco dell’enorme e sempre crescente consenso attorno a Papa Francesco, che ha scelto di chiamarsi come il Santo Patrono proprio per richiamare ai valori ed ai fondamenti della Chiesa, e non mi sono stupido quando al seguito della visita di Papa Francesco alla Basilica di Assisi c’erano ben 1200 giornalisti molti di più dei 700-800 che tradizionalmente seguono le visite dei Pontefici alla Basilica.”

Nelle pagine di “Vado Da Francesco”, Padre Enzo Fortunato racconta anche di un’esperienza personale, quando il terremoto del 26 settembre 1997 fa crollare la cupola della Basilica di San Francesco di Assisi, al cui interno egli si trovava, rimanendo miracolosamente illeso: “In quei momenti ho sentito la Basilica che entrava dentro di me.”

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