Il 1 maggio della Fismic alla IIA di Flumeri.

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Piazze vuote in buona parte d’Italia, la Festa dei lavoratori si celebrerà quest’anno a Portella della Ginestra, in provincia di Palermo. I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, hanno scelto per il prossimo Primo Maggio la località siciliana luogo simbolo della strage dei lavoratori, in occasione dei 70 anni dallo storico e tragico eccidio.

Richiesta alla quale hanno aderito anche i sindacati confederali irpini, tranne la Fismic. Il sindacato guidato da Giuseppe Zaolino ha organizzato inopportunamente il 1 maggio a Flumeri davanti ai cancelli della ex Irisbus oggi Industria Italiana Autobus. “Chi crede nel lavoro non si arrende” lo slogan della manifestazione alla quale parteciperà anche il segretario generale Roberto Di Maulo. Per Zaolino, che annuncia la presenza di sindaci della Valle Ufita e di Don Claudio Lettieri, “la Festa del 1° maggio diventa la festa della rinascita del lavoro con i 111 lavoratori pronti a rientrare nella loro vecchia fabbrica rinata grazie al progetto industriale di Del Rosso”.

Il tentativo di strumentalizzare ulteriormente la vertenza, dopo le discutibili posizioni nei confronti della Bredamenarini di Bologna e attacchi ai sindacati confederali, ha mandato su tutte le ferie quanti hanno lottato dal lontano 2011 per tenere accesa la speranza di riapertura della fabbrica. E questa volta a metterci la faccia non sono né sindacati, né i lavoratori della fabbrica ma mogli, madri e figlie “di tanti operai, che nel 2011, hanno lottato per difendere il proprio posto di lavoro, e non permettiamo a nessuno di continuare a sbeffeggiarci. Vogliamo rispondere alla sfacciataggine del sindacalista del Fismic”

Queste le parole riportate integralmente “Noi siamo state notte e giorno davanti a quella fabbrica, abbiamo cucinato per tutti e siamo andate in giro a chiedere aiuto, per sostenere la battaglia. Andavamo nelle campagne, dai contadini a chiedere verdure e ortaggi e a distanza di tanti anni li vogliamo ringraziare tutti per la disponibilità. Perche’ oggi piu’ che mai, siamo consapevoli che senza quella cucina da campo montata fuori la fabbrica, la battaglia si sarebbe smorzata in un batter d’occhio. Il sindacalista in questione non si è mai visto, ne’ lui ne’ i suoi delegati, non si sono mai degnati di donare nemmeno un chilo di pane; oggi invece fanno gli smargiassi con le grigliate davanti a quei cancelli. Vergogna! Vergognatevi, state offendendo la nostra dignita’ e quella dei nostri familiari, non si costruisce un futuro con le pagliacciate, voi non potrete mai capire quello che abbiamo passato, le angosce dei nostri cari ci hanno cambiato la vita e voi vi prendete gioco di noi e di loro. Il rispetto va cercato nell’umilta’, nessuno ha bisogno di questi venditori ambulanti; noi non abbiamo dimenticato quei lunghi mesi e speriamo non lo facciano anche chi dovra’ ritornare a lavorare, dentro quella fabbrica, che anche grazie a noi, ha riaperto i cancelli. Vogliamo rivedere negli sguardi dei nostri padri, mariti e figli, la dignita’ riconquistata; la meritano loro come la meritiamo noi. Perche’ nei loro sguardi, ci sara’ anche quello che noi siamo state!”

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