Il flauto di Andrea Oliva incanta Santa Sofia

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Grande successo per il nuovo concerto proposto ieri sera dall’Orchestra Accademia di Santa Sofia affiancata all’ospite d’eccezione, Andrea Oliva, dal 2003 Primo Flauto solista dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, e definito “uno dei migliori flautisti della sua generazione, e stella brillante del mondo del flauto”.

Dopo il gran pienone ottenuto, prima a Roma, presso la Sala del Primaticcio di Palazzo Firenze, sede della Società Dante Alighieri, e poi a Napoli al Teatro Diana, l’Orchestra Accademia di Santa Sofia, continua infatti il suo tour di successi sul territorio nazionale, tornando nella serata di ieri a Benevento.

L’evento faceva parte della Stagione Concertistica 2023/2024, con Marcella Parziale e Filippo Zigante alla direzione artistica e Aglaia McClintock alla consulenza scientifica, proposta da Accademia di Santa Sofia, sempre in collaborazione con Università degli Studi del Sannio e Conservatorio di Benevento. Da quest’anno anche Banco Bpm affianca l’Accademia di Santa Sofia. Sostenere la cultura e promuovere la sua diffusione sui territori, anche attraverso iniziative musicali, rappresenta per la Banca un impegno concreto a favore delle comunità.

Il concerto dal titolo “Tra barocco e ’900” ha proposto un programma impegnativo, raffinatissimo ma di sorprendente bellezza, cristallina ed emozionante, iniziando con una prima esecuzione assoluta, La nuit blanche (2022) del compositore contemporaneo italiano Raffaele Bellafronte (1961), che, presente in sala, ha potuto raccogliere i meritati calorosi applausi dopo un’esecuzione impressionante della sua nuova creazione, ricca di mistero e profondità, spigolosa espressività e inquieto sentimento contemporaneo.

La composizione era inserita all’interno di uno stimolante confronto con la storia della musica mondiale, che è proseguito con Antonio Vivaldi (1678-1741) e il suo Concerto per flauto e archi in Re maggiore RV 429 (1728), esemplare proposta di elegante perfezione barocca.

Entrambe le esecuzioni scatenano applausi fragorosi ed entusiastico apprezzamento per l’orchestra tutta, compatta e sublime, e per il grande virtuoso, pluripremiato solista del flauto, Andrea Oliva, conosciuto e applaudito in concerto con le orchestre di tutto il mondo.

Oliva lascia temporaneamente il palco per dare spazio all’Orchestra che affronta con appassionante trasporto un gioiello intenso e poderoso, fortemente novecentesco, moderno e drammatico, di Dmítrij Šostacovič (1906-1975), la Chamber Symphony in C minor, Op. 110 A (1967) nella raffinata trascrizione del direttore d’orchestra e violista russo Rudolf Baršaj (1924-2010).

Rientra il grande flautista e si torna al barocco, ma sottilmente contaminato da singolari sapori di un nascente gusto romantico, con Carl Philipp Emanuel Bach (1714-1788), quinto e più famoso dei venti figli del più noto padre e compositore Johann Sebastian, con il Concerto per flauto e archi in Re minore (1780).

Applausi fragorosi riecheggiano per tutto l’auditorium, invitando gli artisti, tutti bravissimi, a un bis che arriva, puntuale, con una breve, deliziosa, composizione di Christoph Willibald Gluck (1714 –1787), a coronamento di una grande serata di musica.

L’ensemble, perfetto, coeso e trascinante, che ha affiancato il solista modenese Andrea Oliva era composto dai Primi Violini, eccezionali, da Riccardo Zamuner, magico Konzertmeister, e poi Elena Emelianova, Emanuele Procaccini e Lorenza Maio come i Secondi Violini, Federica Tranzillo, Maria Claudia Rizzo e Alberto Marano; e poi le eccellentissime Viole: Francesco Solombrino e Martina Iacò; i magnifici Violoncelli: Danilo Squitieri e Alfredo Pirone; e il fondamentale imprescindibile cuore del Contrabbasso di Gianluigi Pennino.

Dopo i consueti saluti di rito di Marcella Parziale e Maria Buonaguro, Presidente Amici dell’Accademia, il preludio al concerto di Benevento, è stato curato da Don Mario Iadanza, con un interessantissimo intervento dedicato a Blaise Pascal (nel 2023 cadeva il quarto centenario della nascita) e all’ambivalenza della condizione umana. (Monica Carbini)

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